La Tabula Peutingeriana, un reperto straordinario
La Tabula Peutingeriana (o Mappa di Peutinger) è uno dei reperti più straordinari dell’antichità giunti fino a noi. Si tratta di un itinerarium pictum, ovvero una mappa stradale illustrata, che mostra la rete viaria dell’Impero Romano. Spesso descritta come la “Google Maps dell’antica Roma”, non era stata progettata per garantire l’accuratezza geografica, ma per facilitare i viaggi.
La mappa deve il suo nome a Konrad Peutinger, ma non fu lui a trovarla. Fu scoperta dall’umanista Conrad Celtes nel 1494 in una biblioteca a Worms (Germania). Da Celtes passò a Peutinger nel 1508 perché la pubblicasse. Per secoli rimase un segreto, finché non fu venduta al Principe Eugenio di Savoia e infine acquistata dalla Biblioteca Nazionale Austriaca (Österreichische Nationalbibliothek), dove è oggi conservata sotto stretta protezione (esposta raramente perché la luce potrebbe sbiadire i colori).
La Tabula Peutingeriana non è solo una mappa, ma un vero e proprio “archivio di segreti” dell’Impero Romano. Sebbene sia una copia medievale (XII-XIII secolo), nasconde dettagli che ci permettono di viaggiare indietro nel tempo fino all’epoca di Augusto e Costantino. Molti studiosi ritengono che la Tabula sia l’unica copia superstite della perduta mappa di Marco Vipsanio Agrippa (genero dell’Imperatore Augusto).
Si pensa che l’originale fosse inciso nel marmo e affisso sotto la Porticus Vipsania a Roma, vicino all’Ara Pacis, affinché tutti i cittadini potessero conoscere l’estensione del potere di Roma. Non era fatta per essere solamente guardata, ma per essere usata. I simboli avevano significati precisi. La Tabula misura circa 6,75 metri ma è alta solo 34 centimetri. Composta da 11 pergamene riunite, mostra 200.000 km di strade e la posizione di città, mari, fiumi, foreste e catene montuose.
La storia e i segreti
Ecco la storia e i segreti più affascinanti di questo documento unico. La mappa è una copia medievale di un originale romano, risalente probabilmente al IV secolo d.C., sebbene contenga elementi risalenti già al I secolo (come Pompei, distrutta nel 79 d.C.). Si tratta di un rotolo di pergamena lungo e stretto, lungo circa 6,75 metri (22 piedi) e alto solo 34 centimetri (13 pollici). Copre l’intero Impero Romano, che si estende dalla Gran Bretagna e dalla Spagna a ovest fino all’India e persino alla Cina a est.
È composta da 11 segmenti di pergamena. Un dodicesimo segmento, che copriva la Gran Bretagna e la penisola iberica, è andato purtroppo perduto nel corso del tempo. La mappa è “schiacciata”. Per far stare il vasto impero su un rotolo stretto, le distanze nord-sud sono fortemente compresse, mentre le rotte est-ovest sono allungate. Le strade: sono rappresentate da linee rosse rette che collegano varie “stazioni” (tappe).
L’importanza di un luogo è segnalata da un simbolo. Le “soste” sulla Tabula Peutingeriana rappresentano il vero cuore operativo della mappa. Non erano semplici punti su un disegno, ma i pilastri del Cursus Publicus, il sofisticato sistema postale e di trasporto imperiale che permetteva a ordini e notizie di viaggiare alla velocità di oltre 70-100 km al giorno. Lungo le strade c’erano le Mansiones . Erano i “Grand Hotel” dell’antichità. Erano distanziate di circa 30-40 km (una giornata di viaggio) ed erano riservate ai funzionari statali o viaggiatori con un permesso speciale.
Offrivano vitto, alloggio, stalle, officine per riparare i carri e, spesso, una piccola guarnigione militare. Le icone con una pianta quadrata e un cortile centrale indicano stazioni di sosta dotate di bagni termali, essenziali per i viaggiatori del Cursus Publicus (il servizio postale imperiale). Mentre nel resto dell’Impero le distanze sono espresse in Miglia Romane (1.48 km), in Gallia la Tabula usa le Leghe (2.22 km circa). Questo dimostra che i romani rispettavano le unità di misura locali per facilitare i viaggiatori e i funzionari delle poste (Cursus Publicus).
Il Rodano e il Reno sono disegnati con linee verdi spesse, quasi come autostrade d’acqua, fondamentali per il trasporto delle truppe e delle merci verso il confine germanico (Limes). Solo tre città sono raffigurate come figure regali in trono: Roma, Costantinopoli e Antiochia. Gerusalemme è presente, ma è indicata con il nome romano Colonia Aelia Capitolina. Nella Tabula Peutingeriana, Verona occupa una posizione di grande rilievo strategico, riflettendo la sua importanza reale come nodo stradale fondamentale dell’Italia settentrionale romana.
Verona si trova nel Segmento IV (o Pars IV) della mappa. Il simbolo sono due torri. Verona è posizionata poco sopra la grande ansa del fiume Padus (il Po) e sotto la rappresentazione stilizzata delle Alpi, che appaiono come una serie di “creste” marroni o rossastre nella parte superiore del segmento. Le città principali sono spesso rappresentate con mura di cinta o punti di riferimento specifici come ad esempio il faro di Alessandria. Semplici icone di case indicano i luoghi di pernottamento o le stazioni postali, le mansiones. I numeri scritti tra le stazioni indicano la distanza in miglia romane (o leghe in alcune province).
Nella sezione orientale, la mappa si spinge fino all’India e allo Sri Lanka (Insula Taprobane). In queste zone remote si trovano scritte curiose come “Hic elephanti nascuntur” (Qui nascono gli elefanti) o riferimenti ad Alessandro Magno. La Tabula originale terminava a ovest con la Gran Bretagna e la Spagna. Tuttavia, il primo degli 11 segmenti originali è andato perduto. Quello che vediamo oggi inizia con la parte orientale della Gran Bretagna; la Spagna e il Marocco sono assenti. Nel 2007 è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO per riconoscerne il significato storico.





